Fatturati in picchiata e bilanci in rosso : la crisi delle Rsa

Crisi delle RSA

Le strutture di assistenza rischiano la chiusura, posti di lavoro in pericolo per l’intero settore

Su La Repubblica di oggi, 24 agosto 2022, l’intervista al Presidente Nazionale di Anaste, dott. Sebastiano Capurso, sulla difficile situazione delle RSA. L’intervento del presidente  Capurso pone l’attenzione, in particolare, sulla modificazione dell’utenza delle RSA, che negli ultimi anni è cambiata radicalmente: ora oltre il 60% degli ospiti è affetto da demenza, mentre 10-15 anni fa si arrivava al 20%, con un diverso mix di gravità, e con una discreta quantità di persone che mantenevano una parziale autonomia. Adesso vengono accolti  solo i più gravi, tutti ovviamente non autosufficienti, con conseguente notevole aumento del carico di assistenza.

Tutto ciò si aggiunge all’aumento dei costi per le forniture, l’energia ed il personale.

Sulla base di questa considerazioni l’articolo a firma di Michele Bocci e Rosario Di Raimondo analizza la situazione di grave crisi in cui versano le RSA e case di riposo italiane, dovuta a mancanza di personale, ma soprattutto all’insostenibile aumento dei costi, sia per l’energia che per i materiali e attrezzature, necessari per l’assistenza.Un articolo che tenta di fotografare le situazioni più critiche del settore in tutta Italia, sicuramente evidenziando i problemi più importanti.

L’opinione pubblica è infatti inconsapevole della circostanza che le rette delle RSA convenzionate sono decise dalle Regioni, e che le stesse non vengono aggiornate da oltre 12 anni, nemmeno sulla base dell’inflazione : i costi nel frattempo sono infatti aumentati per tutte le voci di bilancio e, come ben evidente dagli studi condotti in particolare dal Cergas dell’Università Bocconi e dall’Osservatorio RSA dell’Università Cattaneo, il 60% delle aziende che gestiscono RSA ha chiuso i bilanci in perdita per due anni di seguito e quest’anno chiuderà in rosso la quasi totalità delle stesse.

Fatturati in picchiata e bilanci in rosso : la crisi delle Rsa

Il sistema dell’assistenza agli anziani (settore dell’assistenza pubblica affidato in gran parte ai privati proprio per una migliore gestione, dati gli elevati costi),  è quindi al collasso, nessun supporto è stato fornito per gli enormi costi generati dalla pandemia, e il pericolo è quello di una grave perdita per tutto il sistema se le imprese dovessero chiudere, con la perdita di posti letto per l’assistenza, ma anche di moltissimi posti di lavoro, sia diretti che nell’indotto.

Inoltre, più volte si è dimostrato che l’assistenza domiciliare, così come è pensata nella riforma legata al PNRR, non risponde alle reali necessità di assistenza della popolazione anziana; così tutte le 19 associazioni nazionali e regionali dei gestori, riunite nel coordinamento nazionale per il settore socio-sanitario, hanno congiuntamente richiesto una revisione delle rette che, come evidenziato dal dott. Capurso, richiede un immediato investimento da parte delle Istituzioni, per fronteggiare la situazione dei maggiori costi energetici, assolutamente insostenibile dalle strutture.

Tenendo presente gli incrementi dei costi nel decennio 2012/2021 e la drammatica evoluzione dei costi energetici del 2022, Anaste ha calcolato che, per consentire la sopravvivenza delle strutture e la loro corretta operatività, nel 2023 sarà necessario assicurare un incremento medio delle rette di almeno 20 € al giorno ad ospite.

Nell’acceso dibattito politico in corso, purtroppo, questo tema sembra del tutto assente, così come, più in generale, tutte le politiche per gli anziani non autosufficienti, che rappresentano la popolazione più fragile e più bisognosa di attenzioni ed interventi concreti.