Debiti P.A.: in sanità una quota pari a circa il 57% del totale
In Italia 2,2mln di giovani non lavorano ne' studiano, la quota piu' alta in Europa. Lo certifica l'Istat secondo il quale i senza lavoro sono 6mln ma 3mln non lo cercano. Solo il 57% dei giovani lavora entro tre anni dal diploma o laurea ed il 53% dei disoccupati attende oltre un anno per trovare impiego. In profondo rosso potere d'acquisto (-4,8% nel 2012) e consumi (-4,35); 15 mln di persone sono in condizione di deprivazione o disagio economico, mentre il peso del fisco sul reddito familiare e' al top dal 1990.
Il Ministro per le Riforme Gaetano Quagliariello, nella sua audizione di fronte alle commissioni riunite Affari costituzionali di Camera e Senato, ha affermato che occorre superare “il bicameralismo paritario e simmetrico”, “una delle cause di malfunzionamento del nostro sistema istituzionale. La soluzione sulla quale si registra un ampio consenso è quella di una sola Camera politica che esprime la fiducia al Governo e di una seconda Camera rappresentativa delle autonomie (Senato delle regioni e delle autonomie)”.
“La Camera dei Deputati, eletta a suffragio universale e diretto, diverrebbe titolare dell'indirizzo politico, avrebbe competenza esclusiva sul rapporto fiduciario, esprimerebbe il voto definitivo sui disegni di legge”, spiega Quagliariello. “Il Senato sarebbe costituito da tutti i Presidenti di Regione e da rappresentanti delle Regioni (ed eventualmente dei Comuni), eletti da ciascun Consiglio Regionale in misura proporzionale al numero degli abitanti. Nel nuovo quadro il Senato, oltre ad assorbire le competenze del sistema delle Conferenze, parteciperebbe al procedimento legislativo”.
Secondo il Ministro per le riforme bisogna superare anche il ''policentrismo caotico'' attraverso la revisione della ripartizione delle competenze legislative tra Stato e Regioni (art. 117) come individuate nel titolo V della Costituzione.
“Appare indifferibile - sottolinea Quagliariello – un riordino dei criteri di riparto delle competenze fra i diversi livelli di governo che ponga fine alla eccessiva frammentazione che oggi rappresenta un fattore di grave complicazione istituzionale. Allo stesso tempo, occorre restituire allo Stato quella essenziale funzione di coordinamento finalizzata da un lato a garantire i diritti fondamentali sul territorio nazionale, e dall'altro a promuovere i migliori modelli organizzativi recuperando le situazioni di inefficienza. Un equilibrato sistema di governo multilivello deve essere in grado di coniugare i principi di responsabilità e di solidarietà”.
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«Le procedure negoziali per la revisione del piani terapeutici dei farmaci antidiabetici "incretine" sono tuttora in corso e non essendo stata assunta alcuna decisione definitiva in merito non è stato emanato alcun provvedimento». Lo precisa l'Aifa in una nota rispondendo alle associazioni di diabetologi (Amd, Sid e Fand) che, in una lettera aperta, al ministro della Salute Beatrice Lorenzin e al direttore generale dell'Agenzia Luca Pani, avevano contestato la proposta, "per motivi non di natura clinica, ma meramente economica", di "restrizioni prescrittive che im pedirebbero "a molti soggetti fragili, a rischio di crisi ipoglicemiche potenzialmente fatali, di poter godere di vantaggi offerti da trattamenti innovativi". «L'Agenzia» continua la nota Aifa «opera in indipendenza e trasparenza, a tutela della salute di tutti i cittadini, sulla base delle evidenze scientifiche e il tentativo da parte di alcuni di ricorrere a pressioni mediatiche diffondendo informazioni inesatte su aspetti riservati della procedura negoziale non solo è inutile e inopportuno ma spinge a chiedersi se non sia motivato dalla presenza di interessi commerciali. Tanto più che pur essendo l'iter procedurale avviato da lungo tempo sino ad oggi alcuna istanza è stata rappresentata ad Aifa, in tema di contributi scientificamente validati, al di fuori di quanto acquisito dall'Agenzia stessa. La decisione dell'Aifa» conclude la nota «sarà assunta al termine della negoziazione con le Aziende e di un'analisi approfon dita dei profili rischio beneficio e costo efficacia comprendente anche i risultati emersi dai Registri sull'impiego delle incretine e, come sempre avviene, gli esiti di approfondimenti condotti con clinici ed esperti del settore». È stato un incontro interlocutorio da parte dell'Istituto c'è l'intenzione di revocare il provvedimento rimodulando in termini quantitativi il servizio delle visite fiscali d'ufficio». È questo per ora, come sottolinea Alfredo Petrone coordinatore nazionale del settore Inps della Fimmg, l'esito dell'incontro tra una delegazione sindacale in rappresentanza di Fimmg, Nidil Cgil, Uil Fpl e i vertici dell'Inps a margine della manifestazione di ieri che ha visto oltre 200 medici protestare davanti alla sede della direzione generale dell'Istituto. «A nche se non ne conosciamo ancora i termini, è evidente l'intenzione di ridurre in modo significativo il numero delle visite d'ufficio rispetto al passato» ha aggiunto Petrone. «La prossima settimana saremo ricevuti nuovamente: per ottenere nuove informazioni e discutere nel dettaglio il nuovo provvedimento». Alle posizioni dei sindacati, nel frattempo si è allineata anche la Fnomceo che, in una nota, fa sapere come «il provvedimento dell'Inps determina una insostenibile riduzione del lavoro dei medici fiscali, retribuiti con un contratto atipico a prestazione, ma vincolati da gravose incompatibilità che rendono impossibile lo svolgimento di altre significative attività anche libero professionali». Le Associazioni dei medici del Ssn alzano il tono delle proteste contro il nuovo governo, accusato di voler confermare il blocco dei contratti del pubblico impiego e di rifiutare il dialogo sulle regole. «L'intenzione sembra quella di mantenere il blocco della retribuzione individuale, della contrattazione nazionale e dei fondi accessori» lo sottolinea Costantino Troise, segretario nazionale dell'Anaao che aggiunge «si tratta del prolungamento di una condizione di sofferenza a tempo indeterminato». La proroga al 31 dicembre 2013 potrebbe sottendere all'intenzione di mettere mano al problema nel suo complesso? Troise ne dubita: «Ho idea che l'intenzione pri ncipale sia di fare cassa e utilizzare il pubblico impiego come un bancomat da cui prelevare fondi che magari vengono dirottati ad altri settori». Anzi, il timore di fondo è che vi sia l'intenzione di affossare il Ssn: «l'impressione è che, attraverso la penalizzazione dei professionisti, si intenda svilire il ruolo del Ssn pubblico, per aprire a un cambio di sistema che ora è latente ma che probabilmente troverà una sua forma esplicita». Il segretario dell'Anaao così motiva i suoi dubbi: «la contraddizione è evidente; mentre si detassa il salario di produttività dei lavoratori privati, i tre milioni di dipendenti della pubblica amministrazione, compresi i medici dipendenti del sistema sanitario, restano ingabbiati in un sistema che ormai si sta sgretolando da un punto di vista economico ma anche ordinamentale». Troise lamenta l'impossibilità di confrontarsi sulle regole: «l'idea di andare a d iscutere delle condizioni in cui si svolge oggi il lavoro all'interno della sanità appare assolutamente escluso. Chiediamo un incontro ai ministri interessati; la proroga non può passare come atto ordinario regolamentare senza una discussione e una presa di responsabilità» Uno dei problemi da affrontare è quello del precariato: «non si può ragionare soltanto con le proroghe e occorre aprire un processo che porti a una stabilizzazione dei precari; il settore delle cure mal si presta a un rapporto mordi e fuggi. Occorre assicurare la formazione e il trasferimento di know how da una generazione all'altra e ci sono servizi essenziali da erogare». E’ sempre più gravoso il peso economico dell’assistenza agli anziani sul Servizio Sanitario Nazionale. Lo sarà ancor di più in futuro. Lo evidenzia uno studio effettuato dai ricercatori dell'Università di Milano-Bicocca: nel 2050 l'assistenza agli anziani potrebbe assorbire due terzi delle risorse sanitarie. In Italia gli over 65 sono un quinto della popolazione. Di questi, quasi il 40 per cento e' affetto da almeno una malattia cronica. Tanto che il 37,5% dei ricoveri prodotti dalle geriatrie riguarda appunto malattie croniche, con una tendenza a livello nazionale in aumento nel triennio 2009-2011. Ciò comporta 540mila giornate di degenza ordinaria ogni anno, per erogare le quali occorrono circa 1.480 posti letto, con un utilizzo di risorse economiche di oltre 137 milioni di euro. Meno del 2% dei dimessi dai reparti di geriatria con patologie croniche accede all'ospedalizzazione domiciliare. Questi dati sono contenuti nella ricerca 'L'incidenza delle cronicita' nelle geriatrie italiane. Possibili risparmi per la spesa sanitaria' condotta dai ricercatori di economia della Bicocca. Nel 2011 il numero piu' alto di ricoveri e' stato per cardiovasculopatie (21.536) e a seguire per broncopneumopatie (13.256).
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Virtuosità e patto di stabilità. Il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, dichiara: ''Mi sono permesso di dire a Maroni, presidente della Regione Lombardia, e a Zaia, presidente della Regione Veneto, che per me non ci sono differenze politiche che tengano, quando si tratta di difendere la virtu' e gli interessi delle nostre popolazioni''










