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Perché il SSN abbandona i malati cronici e gli anziani

di Michela Capurso

Il Coordinamento Interassociativo del settore socio-sanitario all’attacco, servizi sempre più ridotti, carenza di personale professionale, risorse economiche in costante diminuzione. Il settore dell’assistenza sanitaria agli anziani non autosufficientie rischia di crollare, lasciando milioni di italiani senza le cure necessarie.

La denuncia appare chiarissima nel “Manifesto per le RSA”, presentato nei giorni scorsi a Bologna nel corso dell’annuale Forum Non Autosufficienza, e sottoscritto, oltre che da tutte le principali organizzazioni di rappresentanza dei gestori di servizi e strutture socio-sanitarie, anche dalle Società medico-scientifiche del settore SIGG ( Società Italiana Gerontologia e Geriatria) e SIGOT( Società Italiana di Geriatria Ospedale e Territorio).

Le Rsa sono centrali nel sistema dell’assistenza territoriale e non possono essere messe all’angolo. Nel corso del convegno “Cure di lungo termine – un settore dimenticato” i relatori hanno illustrato un quadro estremamente preoccupante: i finanziamenti del PNRR, che dovevano servire per rilanciare un settore in estrema difficoltà, sono stati dirottati su una serie di iniziative inutili per la risoluzione dei problemi, aggravando il debito pubblico senza alcun beneficio per gli utenti.

Completamente ignorate le proposte sia degli operatori professionali, riuniti nel CIASS (Coordinamento Interassociativo Socio Sanitario) – 14 organizzazioni dei gestori dei servizi socio-sanitari – che dei rappresentanti dei cittadini e dei malati anziani, rappresentati dal “Patto per un nuovo welfare”, con oltre 58 sigle aderenti.

Le proposte che queste due organizzazioni, entrambe con una articolata presenza su tutto il territorio nazionale in rappresentanza delle istanze di oltre 10 milioni di italiani prevedevano interventi compatibili con la legge di bilancio, in una visione di mantenimento e rafforzamento delle tutele per la salute assicurate dal nostro SSN.

In particolare richiedevano una spinta effettiva per l’avvio della Legge di riforma del settore, la L33/2023, approvata a marzo, dopo oltre 25 anni di attesa, e rimasta ancora una volta sulla carta, essendo priva di risorse economiche dedicate; l’attivazione del piano rapido per la ridefinizione delle figure professionali dedicate all’assistenza, viste le drammatiche carenze di personale negli ospedali e nelle strutture territoriali.

Da tutti viene richiesto un ripensamento su alcune azioni previste dal PNRR, trasformando il progetto dell’Ospedale di comunità nel piano RSA per il Sud, con revisione dei progetti dedicati allo sviluppo dell’assistenza domiciliare, inattuabili proprio per la mancanza di personale da destinare all’assistenza.

Il Presidente di Anaste (Associazione Nazionale Strutture Territoriali), Sebastiano Capurso, nella relazione conclusiva del Convegno ha affermato: “…siamo ad un passo dal crollo definitivo del nostro servizio sanitario nazionale. Già oggi non siamo in grado di assicurare le prestazioni essenziali a oltre la metà dei nostri cittadini, e le azioni proposte dalla politica sono insufficienti.

Bisogna cambiare rotta subito, prima che si vada ad intaccare la coesione sociale, oggi garantita da una assistenza incentrata su principi di equità, universalità ed uguaglianza”.

Capurso ha poi lanciato l’iniziativa della “Giornata della consapevolezza”, che sarà dedicata alla diffusione del “Manifesto per le RSA” in tutte le strutture ed in tutti i servizi, con l’intento di rendere informata l’opinione pubblica della gravità della situazione, e della necessità di attuare subito un piano per la salvaguardia di questi servizi.

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