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Fedez e la crisi dell’assistenza al disagio mentale

di Sebastiano Capurso, Presidente Nazionale ANASTE

LE Parole e i Fatti

Tiene banco in questi giorni l’intervista di Fedez a Domenica In, soprattutto per il grande riscontro che gli argomenti trattati hanno avuto sui social e, di riflesso, sulla pubblica opinione.

È stato infatti particolarmente commovente seguire la storia di questo ragazzo, – un bambino che adesso viene chiamato papà – come lui stesso si definisce in una famosa canzone, provato dai drammi della vita, risalire dalla depressione e prendersi cura, con inaspettato affetto e grande energia, di altri ragazzi, bisognosi di aiuto, e meno fortunati di lui.

Si vede quello spirito di solidarietà e condivisione che ci fa sentire più vicini nelle sventure, rappresentate in questo caso dai disturbi mentali, attraverso il percorso di una persona, mentre comincia ad apparire sempre più evidente il disimpegno dello Stato, distratto, inefficiente e organizzativamente confuso.

Tre i punti rilevanti nel racconto di Fedez. Il primo: la realizzazione dei 150 posti letto di terapia intensiva presso l’Ospedale privato San Raffaele, costati 3 milioni, a fronte degli stessi posti, realizzati dal sistema pubblico, presso la Fiera di Milano, costati ben 10 milioni.

Una differenza abissale, trascurando la non irrilevante circostanza che i posti di terapia intensiva non inseriti in un ospedale sono completamente inutili, in quanto privi del supporto indispensabile degli altri servizi – laboratorio analisi, radiologia, degenza post-intensiva ed ordinaria, reparti specialistici, centro trasfusionale, ecc. – e non sono quindi una scelta vantaggiosa, nemmeno in condizioni di straordinaria emergenza.

Il secondo punto rilevante si è rivelato l’intervento a sostegno dell’assistenza psicologica e psichiatrica, specie rivolta a bambini e adolescenti, al momento drammaticamente trascurata dal SSN.

Preoccupante la circostanza che, per far fronte ad una esigenza sempre più pressante, il sistema pubblico si presenti disarmato ed impotente, e le famiglie siano costrette a ricorrere, per ricevere i servizi necessari, alle lodevoli iniziative delle Fondazioni.

Certamente la Fondazione Fedez ha compiuto un’operazione di grande significato, ma certamente non può sostenere le esigenze di un’intera nazione, facendo da supporto ad un SSN oggi in costante arretramento.

L’ultima, amara considerazione, è che sembra sempre più necessaria una disponibilità economica individuale per potersi garantire cure appropriate: dove sono finiti, allora, i fondamenti di uguaglianza, equità ed universalità del nostro SSN?

Serve subito una riorganizzazione seria dei servizi territoriali, recuperando le risorse oggi destinate ad attività superflue o inutili, andando a rafforzare gli elementi basilari del sistema di sanità pubblica, al quale non dobbiamo rinunciare per nessuna ragione.

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