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RSA di ieri e di oggi, basta equivoci

Quando la conoscenza di un fenomeno o di una situazione non avviene per esperienza diretta, è evidente che la rappresentazione che ce ne facciamo deriva da come quella realtà ci viene descritta dai mezzi di informazione, che non sempre risultano attendibili ed accurati.

Uno dei più evidenti è il racconto che è stato proposto sulla situazione degli anziani nelle RSA e nelle case di riposo durante il periodo della pandemia da Covid19: una realtà complessa e multiforme, che nessuno, prima di allora, aveva considerato e conosciuto, ridotta ad essere raffigurata con poche notazioni negative, spesso angoscianti.

E così la cattiva comunicazione, sull’onda di un effetto emotivo devastante, ha riportato questo mondo indietro di 50 anni, all’ospizio del film “I nuovi mostri” (1977), con un figlio inqualificabile interpretato da Alberto Sordi che affida a tradimento la anziana mamma, ancora perfettamente autosufficiente, ad una arcigna suora, scappando poi vigliaccamente a tutta velocità.

Ebbene è necessario sapere che le cose non stanno così, e che quel mondo non esiste più.

Infatti dalla fine degli anni ‘90 la nuova normativa, ed una diversa sensibilità, hanno trasformato il settore dell’assistenza agli anziani non autosufficienti in modo profondo, assicurando standard di servizio rigorosi ed assistenza specializzata e continuativa.(Commissione ministeriale assistenza residenziale – 2006).

Questo aspetto, e cioè la fissazione di standard di servizio e di assistenza rigorosi e dettagliati, regolarmente controllati dalle ASL – enti che ne hanno la responsabilità istituzionale, trattandosi di strutture, le RSA, che erogano prestazioni e servizi compresi nei LEA, i Livelli essenziali di assistenza, svolgendo quindi un servizio pubblico – non è stato mai pubblicizzato, né reso noto alla cittadinanza.

Così ognuno è stato libero di pensare che le RSA accreditate siano spazi franchi, nei quali ogni azienda è libera di strutturare un’organizzazione assistenziale autonoma, in base alle proprie esigenze ed alla propria immaginazione del servizio: ma questo non è assolutamente vero.

La diversa evoluzione

Si è verificata invece una diversa evoluzione delle strutture residenziali per anziani, che ha visto, a seguito dell’aumento della vita media e della possibilità di sopravvivenza in presenza di malattie croniche, un progressivo aumento della richiesta di ospitalità, alla quale non ha fatto seguito, in gran parte dell’Italia, un parallelo aumento dei posti letto disponibili, costringendo quindi un gran numero di anziani malati e gravemente non autosufficienti a rimanere a casa, in assenza di qualsiasi efficiente sistema di presa in carico assistenziale, con conseguente aggravio fisico, psicologico ed economico per le famiglie.

I pochi posti letto nelle RSA – ne abbiamo meno della metà di quelli in media disponibili nei paesi OCSE e meno di un terzo rispetto ad esempio alla Germania – sono stati riservati progressivamente ai malati più gravi, più anziani e più compromessi, trasformandosi così in veri presidi sanitari, andando cioè a sostituire i reparti di lungodegenza medica degli ospedali, soppressi dalla stagione dei tagli alla sanità.

La necessità di cambiamento

Tutte le strutture sono state quindi costrette a modificare la loro mission, e la loro organizzazione, per affrontare questa nuova sfida, aumentando e specializzando i propri organici per far fronte alle maggiori necessità assistenziali di questi utenti/pazienti, e garantire così i necessari livelli di qualità.

Ma a questo sforzo, cioè al superamento ed all’integrazione degli standard di personale a livelli più elevati, non è seguita alcuna rivalutazione delle tariffe riconosciute dai servizi sanitari regionali, ferme da oltre 12 anni, andando così a generare la attuale situazione di collasso economico delle strutture, complice anche la crisi energetica, il costo del Covid19 e il generalizzato aumento dei prezzi. Una situazione di estrema gravità, che merita attenzione ed immediati interventi.

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