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Legge di Bilancio e sanità,ma dove andremo a finire?

di Sebastiano Capurso

I 3 miliardi in più, come maggior finanziamento del Fondo sanitario nazionale, sono molto meno di quanto è stato eroso dall’inflazione nel corso del 2023. Gli ospedali e le aziende sanitarie avranno meno risorse per le spese sanitarie in senso stretto. Si pensava di poter sostenere iniziative per assistenza domiciliare, servizi riabilitativi e servizi residenziali, fornendo così fin dal 2024 le prime risposte concrete a 10 milioni di persone, anziani non autosufficienti, persone con disabilità, caregiver familiari, enti e operatori di assistenza. Niente da fare. Ma non ci si può rassegnare

È stata presentata in questi giorni la Legge di Bilancio 2024, tra straordinari annunci e squilli di fanfare. In realtà la delusione è enorme: tutte le aspettative del settore sanitario e sociosanitario sono andate completamente deluse. Infatti, i 3 miliardi in più, come maggior finanziamento del Fondo sanitario nazionale, sbandierati come straordinario impegno per il settore, sono molto meno di quanto è stato eroso dall’inflazione nel corso del 2023.

Anche gli ospedali e le aziende sanitarie, infatti, devono pagare i maggiori costi di energia elettrica, trasporti e forniture e quindi, in termini reali, avranno meno risorse per le spese sanitarie in senso stretto. Il finanziamento del Fondo sanitario nazionale quindi, in termini reali, si riduce sensibilmente, a scapito del funzionamento e della qualità dei servizi sanitari offerti ai cittadini, senza considerare che in sanità i costi aumentano comunque, di anno in anno, per l’introduzione di nuovi farmaci e di tecnologie diagnostiche e terapeutiche sempre più sofisticate e costose.

Ma il definanziamento appare ancora più intollerabile nel settore sociosanitario, a fronte delle richieste, pervenute da Associazioni di categoria – vedi lettera appello al Governo del “CIASS – Coordinamento delle associazioni datoriale del settore socio-sanitario”-, dal “Patto per un nuovo welfare”, dalla Fondazione Gimbe e da innumerevoli altri enti ed organizzazioni di cittadini, utenti e malati.

Le Associazioni avevano infatti proposto di utilizzare la Legge di Bilancio per avviare un Piano di Legislatura per attuare le riforme tracciata dalla L 33, sostenendo le iniziative per assistenza domiciliare, servizi riabilitativi e servizi residenziali, fornendo così fin dal 2024 le prime risposte concrete ai 10 milioni di persone – anziani non autosufficienti, persone con disabilità, caregiver familiari, enti e operatori di assistenza -, attraverso un finanziamento, sostenibile per le casse dello Stato, di almeno 1 miliardo e 300 milioni di euro nel 2024.

Vi doveva essere la volontà di passare dalle parole e dalle promesse ai fatti concreti, destinando le risorse economiche aggiuntive al settore sociosanitario, che si dibatte in una crisi drammatica, che mette a rischio l’assistenza e la cura di milioni di anziani.

Questa opportunità non è stata raccolta, ed il grido di aiuto del settore non è stato ascoltato. Si è preferito, al contrario, destinare miliardi alla improbabile impresa del Ponte sullo Stretto, mentre nessun ripensamento si è visto sulla destinazione delle ingenti risorse, a debito anch’esse, destinate dal PNRR ad iniziative inutili, che non potranno mai essere avviate praticamente, a causa della cronica mancanza di personale professionale (medici, infermieri ed OSS).

Il risultato è che contrarremo nuovo debito senza risolvere alcun problema, ipotecando in questo modo, con un ulteriore incremento degli interessi passivi, il bilancio dello stato per i prossimi decenni, che sarà zavorrato da ulteriori costi improduttivi.

A questo punto non resta che aspettare il colpo di grazia finale per un SSN ormai agonizzante: la legge per l’autonomia differenziata, in discussione proprio in questo periodo.

Ma noi non vogliamo rassegnarci alla fine ingloriosa di quello che era uno dei migliori sistemi sanitari nazionali del mondo, e continueremo a chiedere con forza, in tutte le sedi, quanto è giusto e necessario per salvaguardare la salute dei cittadini e la tenuta sociale di questa povera Italia.