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Il SSN arretra su tutti i fronti, per le Rsa la disfatta è vicina

Il 2022 anno terribile dell’assistenza territoriale: analisi e proposte

Considerazione triste, ma suffragata da una serie di elementi che purtroppo non lasciano dubbi, e che fanno prevedere con facilità il prossimo collasso del sistema.

Che cosa è successo, infatti, in questo 2022, dopo il dramma della pandemia, che ha colpito duramente tutte le strutture di vita comunitaria, (ospedali, carceri, conventi, ecc., certamente non solo le RSA), causando grandissimi problemi e suscitando finalmente l’attenzione dell’opinione pubblica sulla condizione degli anziani gravemente non autosufficienti e fragili, ospiti appunto delle strutture residenziali di assistenza? In una prima fase si è assistito ad una azione di criminalizzazione delle strutture, accusate inizialmente di aver favorito, con la loro insufficiente assistenza, il diffondersi dei contagi tra gli anziani, causando molti decessi evitabili; poi, e benché le RSA si siano sempre attenute, con estremo rigore ed attenzione, alle disposizioni delle autorità sanitarie pubbliche, sono state investite dalla strumentale polemica sulle morti per solitudine, secondo alcuni determinate dall’isolamento e dalla mancanza degli affetti familiari.

Naturalmente la realtà è stata ben diversa : le RSA italiane, che secondo le statistiche più accreditate hanno sostenuto molto meglio l’impatto della pandemia rispetto alle analoghe strutture degli altri paesi europei, pur ospitando utenti molto più anziani e clinicamente più compromessi, hanno assicurato una assistenza qualificata, una costante vicinanza ed un supporto umano continuo agli utenti, come ormai dimostrato da innumerevoli testimonianze, ma ormai la macchina del fango era in azione.

A ciò si è aggiunta, a maggio 2021, la incredibile convenzione tra Ministero della salute ed Arma dei Carabinieri, rilanciata con grande enfasi dalla stampa, per la “ricognizione delle strutture di assistenza residenziale agli anziani presenti in Italia”, che a quasi due anni di distanza non è ancora stata consegnata. Forse consultare i siti degli assessorati alla sanità delle diverse regioni, dove le RSA sono debitamente elencate e classificate, richiede un tempo ancora maggiore.

La pubblicità negativa rivolta al settore

Ma altre iniziative di discredito del settore, gonfiate a bella posta, e relative alla situazione interna delle strutture, sono poi seguite, con presentazione di ricerche prive di qualsiasi validità statistica, sia per grossolani errori di raccolta dei dati, che di elaborazione degli stessi; ricerche avvalorate purtroppo anche da illustri “esperti”, riuniti in una singolare commissione ministeriale che, senza alcun supporto scientifico, ha sentenziato che, per l’assistenza agli anziani non autosufficienti, “a casa è meglio”.

Questa affermazione, priva evidentemente di qualsiasi validità se non legata al contesto socio-economico e familiare di ogni singolo utente, e soprattutto se non affiancata da una rigorosa valutazione clinica, è diventato lo slogan per “inventare” l’assistenza domiciliare integrata, come risposta “innovativa” e panacea di tutti i mali.

Purtroppo le attività di assistenza domiciliare esistono in Italia da oltre 30 anni, e sono giustificate ed appropriate solo per categorie ben definite di utenti, in specifiche condizioni cliniche e con valido supporto familiare e sociale, senza contare che le stesse richiedono un notevole assorbimento di risorse professionali, in particolare infermieri, oggi non disponibili in Italia.

Qui si apre un altro scenario di particolare gravità, e cioè la drammatica carenza di personale professionale nel settore sanitario e socio-sanitario, a causa di una errata programmazione degli accessi in particolare alla facoltà di Scienze infermieristiche, responsabilità delle Università, del Ministero, delle Regioni e dell’Ordine professionale, che hanno sempre individuato necessità formative largamente inferiori alle effettive necessità, nonostante i veri esperti del settore stiano segnalando la problematica da oltre un decennio.

La penalizzazione delle RSA

Quali allora le soluzioni prospettate per affrontare l’emergenza personale? Semplicemente il trasferimento degli operatori dalle RSA, ancora una volta penalizzate, agli ospedali ed agli altri servizi pubblici, attraverso percorsi facilitati dall’emergenza – quindi senza concorsi – e con l’incentivo di stipendi superiori. Per il nuovo CCNL del settore della sanità pubblica, infatti, le risorse sono state reperite, mentre nulla è stato trovato per le RSA accreditate, che pure svolgono un servizio pubblico, erogando prestazioni previste nei livelli essenziali di assistenza.

A questo punto bisogna ricordare che le RSA accreditate, che ospitano i 300.000 anziani non autosufficienti più gravi e più clinicamente compromessi degli oltre 3.800.000 non autosufficienti indicati nell’ultimo rapporto ISTAT 2022, vivono totalmente di finanza derivata, cioè di rette stabilite dalle Regioni, che sono fisse ed invariabili da oltre 10 anni.  E’ facile capire come allora si trovino in uno stato di assoluta difficoltà : nel corso di 10 anni sono aumentati tutti i costi, sia del personale, per i rinnovi dei CCNL, che delle forniture, con ricavi invariati, ed anzi addirittura ridotti nel corso degli anni 2020 e 2021, a causa del blocco dei ricoveri causato dalla pandemia (Rapporto Osservatorio RSA Università Cattaneo – 2022).

Evidentemente, a queste condizioni, il settore non può sopravvivere, rischiando fortemente di non poter garantire l’unica forma di assistenza a lungo termine attualmente offerta dal nostro SSN, e cioè il ricovero in RSA.

Quali le soluzioni proposte dalle istituzioni competenti?

Qui addirittura si materializza l’operazione di smantellamento progressivo dei servizi alle persone più fragili e bisognose: il DM 77, “riordino dell’assistenza territoriale”, incredibilmente non prevede nemmeno le RSA, che come detto sono «… l’unica vera risposta di lungo periodo del welfare pubblico alla non autosufficienza. » (4° Rapporto OLTC – Cergas Bocconi, Milano, 2022) e quindi l’unica forma di risposta concreta ai bisogni di una popolazione fragile, spesso povera, certamente di età molto avanzata, spesso con numerose patologie croniche.

Si tratta solo di una dimenticanza? Magari, ma purtroppo nel tanto decantato PNRR per le RSA non vi è alcuna previsione di sviluppo o di rilancio, pur essendo tutti consapevoli che il numero di posti letto disponibili in Italia è meno della metà della media europea, pur con una popolazione molto più anziana: sono previste solo somme minime, destinate ad una improponibile riconversione di RSA in “gruppi appartamento” o “residenzialità leggera” ! Interventi di grande rilevanza economica sono invece riservati alla creazione delle COT (centrali operative territoriali) ulteriore sovrastruttura priva di qualsiasi utilità pratica, ed anzi elemento di ulteriore complicazione del sistema, e degli “ospedali di comunità”, nuovo nome per contrabbandare come novità le UDI (unità di degenza infermieristica), già fallite prima ancora di iniziare la loro attività.

Il PNRR è così divenuto, nel settore della sanità, una grande “operazione mattone”, con la maggior parte delle risorse destinate a realizzare nuove “cattedrali nel deserto”, senza avere poi la possibilità di farle funzionare, sia per mancanza di personale che di risorse continuative.  Veramente una inconsapevolezza delle dimensioni e della gravità del problema che lascia interdetti.

In ultimo la crisi energetica, con l’esplosione dei costi dell’energia e di tutte le forniture : nei 3 decreti aiuti varati dal Governo Draghi per le RSA non è stato previsto alcun supporto, così come le RSA sono state escluse da tutti i benefici dei vari superbonus ristrutturazioni, facciate, ecc.

Il Coordinamento inter associativo del settore socio-sanitario

La gravità della situazione, e la condivisione di questa analisi ha condotto, nel corso del 2022, e per la prima volta negli ultimi 30 anni, alla costituzione di un Coordinamento inter associativo del settore socio-sanitario, cui hanno aderito tutte le organizzazioni datoriali di rappresentanza del settore, superando divisioni e contrasti storici : il coordinamento ha prodotto una serie di documenti tecnici ed una articolata proposta, trasmessa formalmente alle istituzioni, nel tentativo di invertire la rotta e salvare il settore; ad oggi nessuna delle indicazioni ha trovato accoglimento, ma le iniziative proseguiranno in modo intensivo, affinché la pubblica opinione assuma piena conoscenza e consapevolezza della drammaticità della situazione e della insufficienza delle soluzioni proposte nei piani pubblici fin qui presentati.

Siamo infatti al cospetto di un articolato disegno che non è un attacco al mondo delle RSA, ma ai diritti essenziali dei cittadini, che attraverso lo smantellamento progressivo del sistema dell’assistenza residenziale saranno privati delle cure necessarie, delle prestazioni assistenziali commisurate alle proprie necessità, e costretti quindi, ancora una volta, a gravare su famiglie sempre più oberate e deboli, spesso travolte da compiti e responsabilità propri del servizio sanitario pubblico.

 Una deriva pericolosa, che è necessario fronteggiare subito, prima che la crisi diventi irreversibile.

Sebastiano Capurso

Presidente Nazionale ANASTE

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