RSA e assistenza domiciliare: Anaste risponde a Monsignor Paglia

RSA e assistenza domiciliare: Monsignor Paglia ad conveno anaste

RSA e assistenza domiciliare corrispondono a bisogni diversi: è questo il cuore della replica che Anaste ha inviato a La Stampa in risposta all’intervento dedi Monsignor Vincenzo Paglia pubblicato da La Stampa lo scorso 9 luglio 2026 – dal titolo“Anziani, non serve potenziare le Rsa ma va sostenuta l’assistenza a casa”. La lettera, a firma del Presidente Nazionale Dott. Sebastiano Capurso, è stata pubblicata dal quotidiano con il titolo“Anaste a Monsignor Paglia: Rsa e assistenza domiciliare corrispondono a bisogni diversi”.

RSA e assistenza domiciliare: due risposte a bisogni diversi

Il punto di partenza di Anaste è che contrapporre l’assistenza domiciliare al rafforzamento delle RSA, come se fossero strade alternative, sia un equivoco pericoloso. In RSA non entra l’anziano che “preferirebbe” restare a casa, ma il malato cronico gravemente non autosufficiente, il paziente pluripatologico, spesso con demenza avanzata, che necessita di assistenza sanitaria e infermieristica continua nelle ventiquattro ore. È la scelta a cui una famiglia arriva, con estrema riluttanza, dopo aver garantito per anni tutta l’assistenza possibile ed essere ormai stremata.

Perché l’assistenza domiciliare non sostituisce la RSA

Per il malato gravemente non autosufficiente il domicilio non è l’alternativa migliore, ma l’impossibilità di ricevere le cure necessarie. Come sottolinea Capurso, dire che l’Assistenza Domiciliare Integrata rende superflui i posti letto di RSA equivale a dire che l’ambulatorio rende superfluo l’ospedale. Sono due livelli distinti di un unico sistema di cura, non uno il sostituto dell’altro.

I numeri smentiscono lo “spettro” delle troppe RSA

Anche i dati contraddicono l’idea di un eccesso di residenzialità. L’Italia ha invece drammaticamente pochi posti letto in RSA, con una dotazione ampiamente sotto la metà della media europea. La conseguenza – certificata da Franco Pesaresi su Welforum – sono circa 200.000 anziani non autosufficienti in lista d’attesa per anni. Non si nega il diritto alle cure moltiplicando i posti letto: lo si nega lasciandoli mancare.

ADI: 14 ore l’anno non bastano

Quanto all’ADI, i target del PNRR sono stati raggiunti sul piano quantitativo, ma CREA Sanità e Agenas rilevano ore di assistenza in calo e, in molte Regioni, oltre metà delle prese in carico concentrate in un solo accesso. Ridotta ai fatti, l’ADI significa oggi circa 14 ore l’anno per assistito, ovvero in media un accesso al mese: un intervento del tutto insufficiente per un anziano non autosufficiente. Definire “casa come primo luogo di cura” per un malato in queste condizioni rischia di restare un’illusione.

L’anziano solo e i limiti dell’assistenza a casa

La lettera segnala un ulteriore presupposto errato: che accanto all’anziano vi sia sempre una famiglia. Gli anziani sono invece sempre più soli, le famiglie monocomponenti crescono e, senza quel supporto informale, l’ADI non funziona. Chi provvede nelle restanti migliaia di ore? Troppo spesso nessuno, oppure un’assistenza irregolare alimentata proprio dalla carenza di posti autorizzati.

Rafforzare insieme domicilio e residenzialità

Anaste ricorda che la propria non è una posizione isolata: il Patto per un Nuovo Welfare, il CERGAS Bocconi, il CIASS e numerose università, con un recente documento congiunto, convergono nel chiedere di rafforzare insieme RSA e assistenza domiciliare, nel rispetto dei diversi campi di azione, in continuità e non in contrapposizione. Far restare a casa l’anziano quando è possibile è giusto, manon si può negare la realtà di chi a casa non può più stare.Il diritto alle cure non si difende con uno slogan, bensì costruendo risposte serie e percorribili.

La lettera di Anaste è stata pubblicata da La Stampa ed è consultabile al seguente link: https://www.lastampa.it/torino/2026/07/09/news/anaste_a_monsignor_paglia_rsa_e_assistenza_domiciliare_corrispondono_a_bisogni_diversi-15685289/

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