“Non gestire l’invecchiamento come un costo, ma trasformare la longevità in valore”: è il messaggio al centro dell’intervento del Presidente di ANASTE, Sebastiano Capurso, allaConvención Europea de la Dependencia, ilcongresso internazionale sulla Long Term Careorganizzato dalla Fundación Economía y Salud. Capurso, che ha partecipato ai lavori anche come membro di ECHO, è intervenuto nella sessione dedicata all’innovazione in risorse materiali e servizi per la trasformazione dell’assistenza, con una relazione dal titolo“Living Ageing: New experiential models between technology and the sustainability of care”, Presidente Capurso ha portato nel confronto europeo “non una posizione teorica, ma l’esperienza operativa accumulata da unarete che ogni giorno assiste decine di migliaia dei cittadini più anziani d’Europa”, quella delle oltre 400 strutture accreditate associate ad ANASTE.
Long Term Care: Dal custodialismo all’esperienza
Il cuore dell’intervento è un cambio di paradigma per l’assistenza residenziale e di comunità. Il compito centrale, ha spiegato,“non è gestire il declino, ma ridisegnare l’esperienza stessa della longevità”.
Per decenni l’assistenza residenziale europea si è organizzata attorno ad una logica custodialistica: la protezione dal rischio come principio guida, la sicurezza clinica prima della qualità della vita quotidiana, una netta separazione tra struttura e comunità, un unico modello per ogni residente.
Un modello che, ha riconosciuto Capurso, “ha mantenuto in vita e al sicuro milioni di persone fragili”, ma pensato per una popolazione che invecchiava in pochi anni e non nell’arco di uno o due decenni.
La proposta di ANASTE è un’assistenza esperienziale, che mette al centro autonomia, relazioni e significato, in un continuum tra domicilio, assistenza aperta e residenzialità, con ambienti che curano e non si limitano a contenere, personalizzati in base a cultura, condizioni di salute e scelte della persona.
Presidente Capurso ha richiamato i dati Eurostat più recenti: a gennaio 2025 l’Unione Europea contava circa 450 milioni di residenti, con oltre un quinto (22%) di persone di 65 anni e più, contro il 17% circa di vent’anni prima, ed un’età mediana di 44,9 anni, la più alta mai registrata.
Le proiezioni indicano una crescita continua della fascia 75-84 anni: un dato che riguarda la durata dei percorsi di cura, non solo il numero di persone assistite. “Assisteremo le persone più a lungo”, e per questo abitazioni, personale e modelli di finanziamento dovranno essere progettati per quella durata.

Le tre velocità dell’Europa
Una sola strategia europea non può partire da un solo punto di partenza, perché l’Unione Europea non invecchia alla stessa velocità.
Nella sintesi interpretativa di ANASTE, costruita sulla Strategia europea per l’assistenza del 2022 e sulle analisi OCSE, Presidente Capurso ha richiamato la diversità dei punti di partenza in Europa, descrivendo tre velocità:
- unNorduniversalistico e maturo, con alta spesa pubblica e lunga esperienza nelle tecnologie assistive, ma alle prese con sostenibilità finanziaria e carenza di personale;
- unSuda forte tradizione familiare e qualità disomogenea delle reti residenziali, chiamato a costruire infrastrutture di qualità;
- unEstin transizione, con un rapido passaggio dall’assistenza informale a quella strutturata, un personale che emigra verso ovest e l’opportunità di adottare nuove tecnologie senza eredità del passato.

Allo stesso modo, nessun modello abitativo è superiore in assoluto: domicilio, RSA e cohousing hanno punti di forza e criticità diversi, e la scelta giusta dipende dalla persona.
Il domicilio garantisce continuità di vita e radici sociali al costo diretto più basso, ma comporta rischio di isolamento e un carico pesante per i caregiver familiari. Capurso ha ricordato uno studio di coorte taiwanese pubblicato su JAMA Network Open, secondo cui il rischio di demenza è circa del 70% più alto quando il coniuge ne è già affetto:anche chi assiste è una persona a rischio.
La residenza offre una rete di sicurezza clinica continua ed una vita sociale strutturata, ma rischia di istituzionalizzare la vita quotidiana e soffre le stesse carenze di personale del resto del settore.
Il cohousing preserva autonomia e sostegno tra pari e previene la solitudine, ma richiede progettazione su misura e quadri giuridici e assicurativi ancora immaturi nella maggior parte degli Stati membri. “La scelta giusta dipende dalla persona, non dall’ideologia.
La posizione di ANASTE non è mettere in graduatoria questi modelli, ma costruire un continuum tra di essi, così che una persona possa passare dall’uno all’altro al mutare dei bisogni, senza una rottura drammatica nella propria vita.”
I nuovi modelli esperienziali delle strutture ANASTE
Dall’esperienza delle oltre 400 strutture associate, l’intervento ha indicato quattro direzioni di innovazione:
- la RSA aperta e di comunità, come polo di quartiere con centri diurni, pasti a domicilio, telemedicina e sportelli di supporto alle famiglie;
- il cohousing intergenerazionale, in cui anziani e studenti condividono l’abitazione scambiandosi tempo e competenze in cambio di affitti ridotti;
- i villaggi per la demenza, ambienti protetti a bassa istituzionalizzazione, organizzati come piccoli villaggi per la demenza di grado moderato;
- il micro-housing di quartiere, con micro-unità accessibili nel tessuto urbano e servizi di cura condivisi.
Dott. Capurso avverte che nessuno di questi modelli si trasferisce automaticamente. Un modello nato in un contesto nordeuropeo ad alta spesa richiede un reale adattamento culturale ed economico prima di funzionare al Sud o all’Est.
Tecnologia per colmare il divario di personale
La carenza strutturale di personale qualificato, già segnalata dalla Raccomandazione del Consiglio del 2022 sulla Long Term Care, è per Anaste la questione più urgente del settore
La tecnologia deve sostenere il lavoro di curasenza mai sostituire la relazione umana.Le aree indicate sono il supporto diretto agli operatori alleggerendo lo sforzo fisico (esoscheletri, ausili per il sollevamento, robot socio-assistenziali, documentazione vocale con intelligenza artificiale), l’assistenza abitativa ambientale (sensori non invasivi per la prevenzione delle cadute, monitoraggio dei parametri vitali, telemedicina), la formazione e la mobilità qualificata (piattaforme europee di matching con riconoscimento reciproco delle qualifiche, simulazione in realtà virtuale) e l’assistenza digitale connessa (cartelle sanitarie interoperabili, app per il contatto con le famiglie, pianificazione dei turni basata sui dati).
Nella visione della “RSA del futuro”, intelligenza artificiale, robotica e telemedicina lavorano al fianco delle persone, per lasciare più tempo all’assistenza umana.
La tecnologia, però non può funzionare senza retribuzioni competitive per il personale che la utilizza. Una diagnosi che, ha ricordato presidente Capurso, converge con il rapporto ECHO 2025 sulla crisi della forza lavoro socio-sanitaria presentato alla Commissione Europea, “conferma indipendente che serve un intervento immediato a livello UE”.
Dal costo alla risorsa
Al cuore della posizione di ANASTE c’è un ribaltamento di prospettiva: la RSA del futuro come risorsa e non come costo.
L’investimento nell’assistenza produce cinque ritorni:
- salute, con più prevenzione e meno ricoveri;
- innovazione, con intelligenza artificiale, robotica e telemedicina;
- occupazione qualificata;
- valore sociale, con sostegno alle famiglie e comunità più forti;
- valore economico, fino allo sviluppo locale.
Dott. Capurso ha inoltre proposto di ribaltare il modo in cui si guarda alla cura: da costo, welfare e istituzione a investimento, salute, innovazione, occupazione e valore sociale.
Un’assistenza di qualità genera infatti prevenzione e meno ricoveri, competenze e lavoro qualificato, sostegno alle famiglie, dignità, inclusione e sviluppo locale.
Le cinque proposte alla Commissione Europea
Per la prossima Strategia europea sulla Long Term Care, ECHO ed Anaste hanno avanzato cinque richieste:
- un Osservatorio europeo permanente sui modelli abitativi per gli anziani, differenziato per Nord, Sud ed Est, perché le politiche smettano di basarsi su un unico modello implicito;
- un Quadro finanziario pluriennale dedicato per convertire le strutture esistenti in modelli aperti e di comunità, calibrato sull’infrastruttura di partenza di ciascun Paese e non su un’allocazione uniforme;
- fondi pilota Horizon Europe per progetti transfrontalieri di cohousing e villaggi per la demenza, così che i modelli promettenti siano sperimentati e adattati tra Paesi, invece di essere reinventati a livello nazionale;
- un più rapido riconoscimento reciproco delle qualifiche degli operatori tra gli Stati membri, in linea con il rapporto ECHO 2025 sul divario europeo della LTC, anche per contrastare la “fuga” di operatori da Est a Ovest;
- incentivi all’adozione della tecnologia condizionati a standard minimi di tempo di assistenza umana diretta, in modo che i finanziamenti pubblici rafforzino il personale e non lo sostituiscano.

Nessun modello abitativo è giusto per ogni cittadino europeo, “né il domicilio, né la residenza, né il cohousing”. Ma ovunque viva una persona anziana, l’Europa condivide una responsabilità che non cambia da Stato a Stato:dignità, relazione e qualità dell’assistenza. La tecnologia è un prezioso alleato, a patto che resti al servizio della persona e del lavoro di cura, mai un sostituto dell’una o dell’altro.
ANASTE partecipa attivamente alla definizione delle politiche europee sulla non autosufficienza. Con ECHO, Presidente Capurso rappresenta l’Italia in Europa e porta nel confronto con le istituzioni comunitarie il contributo delle strutture associate, a sostegno di un modello di assistenza di lungo termine più innovativo, sostenibile e vicino ai bisogni della persona.

