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Rsa centro dell’assistenza territoriale? Le indicazioni dal 18° Forum per il Risk Management in Sanità di Arezzo

Nelle ultime settimane si è tornato a parlare di Rsa e scopriamo che ci sono molti investitori – italiani e stranieri – interessati ad un mercato sottostimato per anni e che ora, numeri alla mano, in Italia potrà e dovrà aumentare rapidamente nei prossimi anni per soddisfare la già pressante domanda. Quindi Rsa e anziani cambiano di categoria, da oneri e palle al piede a occasioni di sviluppo e di profitto.

E l’Italia, da questo punto di vista è terreno praticamente vergine. Messa su un piano di confronto internazionale l’Italia dispone di 1,81 posti di Rsa ogni 100 abitanti over 65, molto pochi rispetto ad altre realtà nazionali come i Paesi Bassi che hanno un rapporto di 7,05 posti letto, o come la Francia (4,8) e la Spagna (4,15). Non c’è dubbio, l’Italia è in una palese grave carenza di posti letto per quanto riguarda la assistenza territoriale.

Eppure l’espansione e la crescita di questo settore sembrano inesorabili con l’aumento della popolazione anziana, e sono comprensibili quindi gli interessi degli investitori per queste strutture. Ma il problema c’è, ed è quello della mancanza del personale che dovrebbe poi animare queste realtà.

Nel corso del 18° Forum per il Risk Management in Sanità che si è svolto ad Arezzo dal 21- 24 novembre Anaste- la maggiore associazione datoriale italiana nel campo delle Rsa – ha ribadito l’urgenza nel formare e rivalutare le figure professionali da un lato per evitare una paralisi dei servizi e dall’altro per la possibilità di investire per una formazione e specializzazione del personale presente con miglioramento dell’assistenza offerta. Il ruolo degli Operatori Socio Sanitari (OSS) è di cruciale importanza all’interno delle strutture sociosanitarie, svolgono compiti fondamentali legati all’assistenza e al supporto delle persone anziane e fragili.

La loro presenza nelle RSA è essenziale per garantire un adeguato livello di assistenza agli utenti, che oggi includono principalmente non autosufficienti con bisogni assistenziali di alta intensità.Ma è necessaria una nuova politica pubblica di formazione degli OSS, ancor di più in vista della affermazione delle RSA Multiservizi in cui dovranno essere in grado di gestire le complessità delle esigenze della comunità locale.

L’investimento nella loro preparazione è determinante per assicurarsi che abbiano le competenze necessarie per gestire le esigenze degli utenti e garantire allo stesso tempo standard elevati di cura e attenzione. La formazione specializzante deve essere realizzata senza costi per gli OSS, così come quella iniziale. Le regioni devono bandire procedure per il finanziamento dei corsi, che devono essere eseguiti da enti accreditati per la formazione sanitaria, ed avere specifiche attività didattiche e di tirocinio nelle Rsa.

L’OSS specializzato è una figura che ANASTE sostiene, ricordando come la specializzazione di questa figura sia particolarmente rilevante anche in vista di cambiamenti normativi (come la legge 33), che potrebbero introdurre nuovi requisiti e standard per l’assistenza territoriale ora in grave crisi e con la sfida di dover recuperare rapidamente il gap con gli altri paesi europei.

In questa ottica prospettica la RSA Multiservizi promossa da ANASTE rappresenta una risposta strategica alla sfida. Le strutture residenziali non solo forniscono assistenza sanitaria, ma integrano una gamma più ampia di servizi, adattandosi alle esigenze complesse degli utenti e avendo a disposizione equipe poli-specialistiche, che offrono già una varietà di competenze non previste, ad esempio, nelle Case della Comunità.

Questa nuova proposta operativa si propone quindi come punto centrale per portare avanti l’assistenza sociosanitaria sul territorio, con personale e operatori sempre più specializzati. In sintesi, il potenziamento degli OSS, attraverso la formazione approfondita, anche continua, deve essere presa in considerazione immediatamente, investendo le risorse necessarie a questo scopo, anche in ambito comunicativo per rendere la professione maggiormente attraente.

Bisogna considerare che la carenza di personale sembra essere il vero grande ostacolo che nessuno vuole vedere. La soluzione di ricorrere ad operatori stranieri si è rivelata fallimentare. Per svoltare sarà necessario rivedere le priorità negli investimenti.

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