Lettera al Presidente Draghi dalle organizzazioni di settore

draghi 4Pubblichiamo la lettera inviata al Presidente del Consiglio Mario Draghi, in data 23 marzo, come appello alla considerazione della situazione delle Strutture Socio-Assistenziali e richiesta di un significativo intervento per tutto il settore.

Alla missiva è stato allegato il documento, già inviato al Ministro Speranza, sul "Contributo alle Linee di Indirizzo per la Riforma dell’Assistenza Sanitaria e Sociosanitaria della Popolazione Anziana", elaborato dalle Organizzazioni di categoria rappresentative del settore.

 

Roma, 23 marzo 2021

APPELLO

Al Presidente del Consiglio dei Ministri Prof. Mario Draghi

Le sottoscritte Associazioni di categoria, rappresentative di una larga parte del settore socio-sanitario-assistenziale, ritengono doveroso rivolgerle un pressante appello affinchè sia ripristinata la
realtà dei fatti e sia riconosciuto l’enorme sforzo sopportato dalle strutture territoriali di assistenza agli anziani nel corso della pandemia da Sars-Cov2 e la necessità di un intervento significativo
per il rafforzamento del settore.

In particolare, a fronte delle fuorvianti e pretestuose considerazioni che è dato leggere sulla stampa ogni giorno, esposte anche da membri del Governo e responsabili di specifiche Commissioni “tecniche”, è nostra intenzione invitarla a rivolgere l’attenzione sulle reali esigenze dell’assistenza di lungo termine agli anziani, evitando, proprio nella scia delle sue dichiarazioni “Non prometterò mai nulla che non si possa mantenere”, di disperdere energie e risorse in fantasiose, inutili ed insostenibili proposte. 

Deve essere infatti ben chiaro, come dimostrato da una sterminata letteratura nazionale ed internazionale, che esistono soluzioni adeguate ad ogni singola esigenza assistenziale, e che non è possibile confondere e prospettare come alternativi sistemi che invece sono complementari, e destinati pertanto a utenti diversi o a fasi diverse del percorso di progressiva limitazione della autosufficienza.

Proporre quindi l’assistenza domiciliare come cardine e soluzione di tutte le problematiche dell’assistenza è assolutamente fuorviante oltre che illusorio : non è un problema di costi o di umanizzazione delle cure, ma di appropriatezza e congruità degli interventi.

A tale proposito la campagna di stampa, tuttora in corso, tesa a demonizzare il ruolo delle RSA nella pandemia, sembra orchestrata ad arte, per convincere l’opinione pubblica della inutilità o addirittura del pericolo rappresentato dal sistema di assistenza residenziale, che dovrebbe essere smantellato per far posto ad esperienze di “residenzialità con supporto leggero” o di “rientro a
casa” o ancora di “teleassistenza”, prive di ogni legittimazione scientifica e tecnica, se non in specifici e ben limitati contesti.

Queste condotte, inoltre, sono assai poco rispettose del costante e faticoso lavoro sia degli operatori delle strutture, sia dei medici e dei servizi delle ASL, ai quali è affidato il compito di individuare le soluzioni assistenziali più opportune per ogni singolo utente.

In definitiva, invece di rafforzare il già debole ed insufficiente sistema dell’assistenza residenziale di lungo termine agli anziani, si tenta addirittura di ulteriormente indebolirlo, dirottando le risorse
indispensabili su altre iniziative, che di certo non possono garantire il soddisfacimento delle primarie esigenze assistenziali, risolvendosi tali iniziative in un inevitabile ed insostenibile riversamento sulle famiglie del carico dell’assistenza.

Si è almeno preso atto, dopo iniziali uscite che individuavano il 50% degli anziani deceduti per Covid come ospiti di RSA, del fatto che essi rappresentino un più realistico 20%, senza però trarne le
inevitabili conclusioni, e cioè che l’80% degli anziani deceduti era “curato” a casa.

Oggi le RSA, dopo la esecuzione di vaccinazioni ad ospiti e ad operatori, e con le rigorose misure di prevenzione e controllo della diffusione dell’infezione poste in atto, sono in realtà il luogo più
sicuro dove un anziano può trascorrere il suo tempo, circondato da altri anziani, visitato in sicurezza dai familiari e con l’assistenza continua di personale qualificato, venendosi qui veramente ad
interrompere il circolo vizioso dell’isolamento-deterioramento cognitivo, con la continuità di progetti culturali ed educativi che, interrotti brevemente durante la fase più difficile della pandemia,
sono ora ovunque ripartiti a pieno regime.

Le chiediamo pertanto, stante la drammatica carenza di posti residenziali per l’assistenza di lungo termine agli anziani nella gran parte delle regioni italiane, specie del Sud, di voler valutare con
grande attenzione le necessità e le potenzialità di questo settore, anche alla luce dei possibili sviluppi occupazionali, all’interno delle
iniziative del Recovery plan. 

Alleghiamo il documento, predisposto congiuntamente dalle scriventi associazioni, già inviato formalmente alla “Commissione per la riforma dell’assistenza territoriale” presso il Ministero della
Salute, in cui sono dettagliatamente illustrate analisi e proposte di chi, ogni giorno, è impegnato sul campo, in prima linea, a combattere la pandemia ed ad alleviare i problemi e le sofferenze
degli anziani non autosufficienti.