Questo sito utilizza cookie anche di terze parti, per migliorare l'esperienza utente, motivi statistici e pubblicità. Chiudendo questo banner o navigando su questo sito acconsenti all'uso dei cookie. Per saperne di più clicca il tasto "leggi tutto"

Tumori urologici in aumento tra gli anziani. Siuro: «Occorre elaborare specifici Pdta multidisciplinari»

In costante aumento nel nostro Paese le diagnosi tra gli anziani di carcinoma di prostata, rene e vescica: in particolare ogni anno a esserne colpiti sono 38mila italiani di età superiore ai 70 anni. Non a caso "la multidisciplinarietà al servizio della terza età" è stato il tema principale del 28° Congresso nazionale della Società italiana di urologia oncologica (Siuro), svoltosi a Milano. Il tumore più frequente è quello prostatico, che però ha un minore impatto clinico in quanto spesso risulta in forma latente asintomatica, specie negli over 80. Rilevante espressione clinica e cospicuo aumento di incidenza negli ultimi anni, invece, contraddistinguono il carcinoma del rene (crescita del 7%) e, in misura ancora maggiore, quello della vescica, per il quale sono previste per il 2020 oltre 30.300 nuove diagnosi rispetto alle attuali 27mila. Tutti dati che impongono l'intensificazione della collaborazione tra urologi, oncologi e geriatri e l'elaborazione di nuovi percorsi assistenziali specifici per il paziente anziano. Diversa invece la situazione per il tumore al testicolo: una forma rara (circa 2.500 nuovi casi l'anno) che colpisce prevalentemente giovani tra i 15 e i 35 anni, con una sopravvivenza a 5 anni pari al 91% e circa 54mila italiani che convivono con una diagnosi.

«Le neoplasie uro-genitali rappresentano un quinto di tutte le diagnosi di cancro registrate nel nostro Paese» afferma Riccardo Valdagni, direttore della Radioterapia oncologica e della Prostate cancer unit dell'Istituto nazionale dei tumori (Int) di Milano, past-president Siuro. «Sono patologie tipiche degli over 70 che, spesso, soffrono anche di ulteriori gravi problemi di salute come diabete, ipertensione o insufficienza renale. Per questi pazienti è ancora più importante che siano assistiti da un team multidisciplinare. Attraverso il lavoro di squadra è possibile infatti favorire l'appropriatezza diagnostica e terapeutica, ridurre gli sprechi legati a cure ed esami superflui e garantire il tempestivo accesso a programmi di riabilitazione e supporto».

«Negli anziani il rischio di ammalarsi di cancro è 40 volte superiore rispetto agli under 40» specifica Alberto Lapini, responsabile e coordinatore della Prostate Cancer Unit dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi di Firenze e neopresidente Siuro, subentrato a Riccardo Valdagni al termine del congresso milanese nell'avvicendamento triennale statutario alla carica apicale dopo essere stato presidente eletto dal 2015 al 2018. «Per quanto riguarda i tumori del tratto urinario esiste un problema oggettivo nell'individuarli ai primi stadi» sottolinea. «Il cancro del rene o della vescica, per esempio, non si manifestano attraverso sintomi specifici, inoltre non abbiamo a disposizione programmi di screening efficaci. Esiste poi l'annosa e irrisolta questione dell'esame del Psa per il tumore della prostata. Il test non può essere utilizzato in maniera indiscriminata o diventare un esame di massa. Va limitato solo alle persone considerate a rischio, correttamente informate sul significato del Psa e sull'iter diagnostico che un Psa non 'nella norma' comporta. Altrimenti otterremmo un aumento di trattamenti eccessivi o inutili con conseguenze non indifferenti sulla qualità della vita dei pazienti». «Negli ultimi anni è cambiata la strategia contro queste patologie» ricorda Sergio Bracarda, direttore Uoc Oncologia medica, Azienda Usl Toscana Sud-Est, Istituto toscano tumori (Itt) e componente del direttivo nazionale Siuro. «Emblematico è il caso del cancro della prostata che rappresenta il 15% di tutti i tumori maschili registrati nel nostro Paese. Un caso su tre è considerato non aggressivo e quindi è trattato mediante sorveglianza attiva». Importanti novità, prosegue l'oncologo, sono state introdotte per la malattia in fase metastatica grazie a farmaci innovativi chemioterapici od ormonali in grado di prolungare significativamente la sopravvivenza. Nella patologia renale e vescicale, che in passato ha sempre avuto limitate opzioni di cura, sono stati riscontrati progressi con l'utilizzo di farmaci immunoterapici sia da soli (urotelio) che in combinazione.

Nel complesso, rileva, per le tre neoplasie sono stati ottenuti buoni risultati, sempre in termini di sopravvivenza, anche mediante farmaci ormonoterapici e chemioterapia nella patologia prostatica: da 3 a 16 mesi in più. «Grazie a tutte queste innovazioni terapeutiche in Italia l'80% dei pazienti colpiti da una neoplasia genito-urinaria riesce a sconfiggere la malattia» conclude Bracarda. Non si può comunque abbassare la guardia, ammonisce Valdagni. «I tumori a carico di prostata, rene, vescica e testicolo causano ancora ogni anno oltre 16mila decessi» afferma. «La ricerca medico-scientifica in uro-oncologia va quindi maggiormente incentivata e dobbiamo ammodernare il nostro sistema di assistenza partendo dalla riorganizzazione delle reti oncologiche regionali».

 

Società italiana di urologia oncologica (Siuro), Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (PDTA)

 

Fonte: Doctor33.it

Link: http://www.doctor33.it/politica-e-sanita/tumori-urologici-in-aumento-tra-gli-anziani-siuro-occorre-elaborare-specifici-pdta-multidisciplinari/#.WtuctBt1YDU.facebook