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Come difendere sul serio le donne

intimo /’intimo/ [dal lat. intĭmus, superl. di intus “in, dentro”; ■ agg. 1. a. ≈ interiore, interno, profondo, riposto. 2. che si riferisce o appartiene all’interno dell’animo ≈ interiore, psicologico, sentimentale, spirituale.

L’inqualificabile avvocato (il cui nome non citiamo per evitare ulteriore pubblicità gratuita) difensore dei “presunti” stupratori nel processo a Ciro Grillo, ci ha recentemente illustrato la sua personale definizione di fatto intimo come accadimento opposto alla violenza sessuale, giustificandosi con la necessità di appurare i fatti, contestando le differenze nelle risposte fornite dalla vittima nel corso dei diversi interrogatori susseguitisi nel corso delle indagini. Ci racconta anche che il processo si fa per accertare se c’è una vittima, mentre noi tutti pensavamo che il processo servisse per accertare se c’è un colpevole. Assistiamo così all’incredibile rovesciamento della realtà, quando la vittima viene interrogata con un furore quasi perverso e le si rivolgono pressanti e ripetute contestazioni, cercando di trasformare i carnefici in vittime e la vittima in mitomane o peggio.

Comportamento di certo giuridicamente legittimo, ma quanto umanamente ammissibile? Quanto moralmente accettabile? Quanto rispettoso della delicata situazione psicologica di una giovane donna esposta al brutale giudizio della piazza? E poi a seguito del continuo succedersi di efferati femminicidi e violenze di ogni tipo sulle donne, quanto veramente disprezzato ed isolato? Una risposta, purtroppo, ci giunge addirittura attraverso le dichiarazioni del Presidente della Corte costituzionale, che con la massima naturalezza ha affermato, rivolgendosi sull’argomento alle “donne impazienti” di ottenere giustizia, di non dimenticare i progressi fatti dalla legislazione italiana negli ultimi 40 anni, partendo dal la depenalizzazione dell’adulterio femminile e dall’abolizione dell’istituto del delitto d’onore.

Ci riporta così indietro agli anni Settanta, già allora Oriana Fallaci diceva che “i diritti delle donne non sono un gioco politico, un compromesso…” e che quindi non possono essere oggetto di trattativa, non sono oggetto di scambio, concessioni per una contropartita politica o elettorale. Appare allora sempre più necessario il coinvolgimento attivo di tutti, e degli uomini in particolare, affinché si vada rapidamente verso un cambiamento del modo di pensare e di vedere la condizione femminile, come conquista sociale complessiva e comune. In tale ottica ognuno è chiamato a portare il proprio contributo diretto, concreto ed immediato: così Anaste, in occasione del nuovo CCNL, ha ritenuto di inserire specifiche azioni di tutela per i diritti delle donne, migliorando le previsioni di cui agli art.19 (pari opportunità), art. 46 (tutela della genitorialità) e infine con il nuovo art. 54 bis (congedo, retribuito al 100%, e della durata di 90 giorni, per le donne vittime di violenza di genere).

Un piccolo ma significativo passo a favore delle donne che rappresentano la maggioranza degli addetti nel settore sociosanitario.

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